Era il 6 ottobre 1924 quando in Italia andava in onda la prima trasmissione radiofonica ufficiale.
A trasmettere era la stazione di Torino dell’EIAR, antenata della RAI. Da lì in poi, la radio ha accompagnato il Paese tra guerre, boom economico, musica e costume. E negli anni ’90… beh, chi c’era, lo sa: la radio non era solo un mezzo, era un’amica quotidiana.
🎧 La radio nella stanza, tra compiti e poster degli 883
Negli anni ’90 ogni stanza da letto aveva la sua radio stereo o un lettore cassette con sintonizzatore. Faceva da sottofondo mentre facevi i compiti, compilavi la Smemoranda o fantasticavi sulle canzoni che passavano in sottofondo.
⏰ Il morning show che ti svegliava prima di scuola
C’era chi si svegliava con Radio Deejay, chi con Radio 105, chi con RDS. I jingle iconici, le voci familiari – da Linus ad Albertino, da Marco Galli a Fiorello con il suo Viva Radio 2 – erano parte della routine. Un biscotto nel latte e la voce del DJ che ti faceva sentire meno solo.

💽 REC+PLAY: le compilation artigianali
Registrare le canzoni dalla radio era un’arte. Dovevi stare pronto, dita sul tasto REC, sperando che il DJ non parlasse sopra l’intro. Quante cassette hai rovinato così? E quante hai consumato ascoltando sempre la stessa playlist fatta a mano?
📡 Le hit, prima che uscissero i videoclip
Le nuove canzoni passavano prima in radio. Quando sentivi per la prima volta “Gala – Freed From Desire” o “Rhythm is a Dancer” degli Snap!, era un momento speciale. La radio era l’unico algoritmo che ci serviva.
🧃 Radio nei bar, nei cortili, nei motorini
In spiaggia con la radiolina portatile, nei bar con il jukebox acceso sulla frequenza locale, in macchina con l’antenna telescopica tirata su. Ovunque andavi, c’era una radio accesa. E spesso era quella giusta.
🌀 Una voce vera, in un mondo senza notifiche
La radio negli anni ’90 ti parlava senza distrazioni.
Non dovevi guardare uno schermo, non c’erano push o feed.
C’erano solo musica, parole, voci vere. E la tua immaginazione a completare il resto.


