I gonfiabili e gli accessori da mare degli anni ’90 che bastavano da soli a fare estate

Negli anni ’90 l’estate non iniziava solo con l’ultimo giorno di scuola o con la prima domenica al mare.
Iniziava molto prima, quando da qualche parte in casa cominciavano a riapparire certi oggetti: il materassino piegato male, il salvagente mezzo sgonfio, le pinne colorate, i racchettoni, il secchiello dimenticato dal settembre precedente.

Erano cose semplici, spesso di plastica, spesso troppo colorate, spesso un po’ scomode da portare. Eppure bastavano loro per cambiare l’atmosfera. Perché negli anni ’90 anche la spiaggia aveva un’estetica precisa, fatta di trasparenze, colori fluo, superfici lucide e accessori che oggi sembrano quasi usciti da un catalogo pop.

Non erano solo oggetti utili. Erano parte del paesaggio estivo.

I materassini trasparenti e i salvagenti colorati

Se c’è un’immagine che racconta subito l’estate anni ’90, è quella dei gonfiabili.
I materassini erano ovunque: trasparenti, rigati, fluorescenti, con quei colori che andavano dall’arancione acceso al verde acido, fino al rosa e all’azzurro più artificiale possibile. A volte avevano il cuscino incorporato, a volte si sgonfiavano nel momento peggiore, ma restavano comunque uno dei simboli assoluti delle vacanze.

Accanto a loro c’erano i salvagenti, spesso con stampe improbabili o colori così forti da vedersi da lontano. E poi i palloni da spiaggia, leggeri, enormi, instabili, perfetti per finire sempre vicino all’ombrellone sbagliato.

Erano oggetti che facevano scena ancora prima di servire davvero a qualcosa.

Racchettoni, pinne e maschere: l’arsenale da spiaggia

Ogni estate aveva anche il suo piccolo equipaggiamento fisso.
I racchettoni, per esempio, non mancavano mai. Di plastica dura, coloratissimi, spesso presi in qualche negozio al mare o portati dietro da un anno all’altro, erano una presenza costante tra asciugamani, borse frigo e creme solari.

Poi c’erano le pinne e le maschere, quasi sempre con colori vistosi, lontanissimi da qualsiasi idea di sobrietà. Il bello è che non dovevano per forza essere professionali: bastava che dessero quella sensazione di avventura, di tuffo, di esplorazione da pochi metri dalla riva.

E per i più piccoli non mancavano secchielli, palette, formine, mulini, annaffiatoi e tutto quel micro-universo di plastica che trasformava un pezzo di spiaggia in un cantiere personale.

La plastica colorata era l’estate

C’è una cosa che ritorna sempre quando si pensa agli oggetti da mare degli anni ’90: la plastica.
Trasparente, semitrasparente, opaca, lucida, fluo. Era ovunque.

Le ciabatte, i secchielli, i borsoni, le custodie per gli occhiali, le bottiglie, i giochi da acqua, i contenitori per la merenda: tutto sembrava dover avere almeno un colore esagerato. E questo contribuiva a creare un’estetica immediatamente riconoscibile, molto pop, molto solare, molto di quel decennio.

Oggi magari la ricorderemmo come kitsch. Ma all’epoca era semplicemente estate.

Oggetti normali che diventavano ricordi

La cosa curiosa è che nessuno, allora, si sarebbe fermato a pensare che quei gonfiabili o quegli accessori stessero costruendo un immaginario. Erano oggetti normalissimi, presi per andare al mare, usati fino a consumarsi, spesso rattoppati o recuperati l’anno dopo.

Eppure oggi ce li ricordiamo benissimo.

Perché erano sempre lì:
vicino all’ombrellone,
sul sedile posteriore della macchina,
sul balcone ad asciugare,
in garage insieme alle cose “estive”,
o infilati in qualche armadio in attesa della prossima partenza.

Erano oggetti quotidiani, ma portavano con sé un’atmosfera precisa. Appena li vedevi, capivi che la stagione era cambiata.

La spiaggia come piccolo mondo pop

Forse è anche per questo che l’estate anni ’90 ci sembra ancora così visiva.
Le spiagge non erano solo mare e ombrelloni: erano piccoli mondi fatti di colori forti, accessori vistosi, plastica dappertutto, giochi improvvisati e oggetti che contribuivano a creare un’estetica precisa.

Il materassino non era solo un materassino.
Il salvagente non era solo un salvagente.
I racchettoni non erano solo racchettoni.

Erano segni.
Facevano parte del paesaggio, del rito, del modo in cui si viveva il mare.

Basta poco per tornarci con la testa

A volte non serve una grande canzone o un grande evento per riaprire un ricordo.
Basta un dettaglio: un materassino trasparente, una pistola ad acqua, una maschera fluo, un secchiello scolorito dal sole.

Ed è incredibile quanto certi oggetti, così semplici e così comuni, riescano ancora a riportarci lì. A una spiaggia, a un lido, a un’estate che sembrava non finire mai.

Gli accessori da mare degli anni ’90, in fondo, erano questo:
cose normali che oggi sanno ancora di sole.

E sicuramente non finisce qui

Perché se si comincia a parlare di estate anni ’90, l’elenco potrebbe andare avanti parecchio: le borse frigo rigide, le creme solari dai packaging impossibili, i teli con le stampe vistose, i pattini, i mini ventilatori portatili, le bibite ghiacciate prese al bar dello stabilimento.

Se leggendo ti è venuto in mente qualche oggetto che qui manca, è normalissimo.
Anzi, è proprio da lì che potrebbe nascere una parte due.

Perché gli anni ’90 avevano un’estetica estiva così forte che, a volte, bastava un gonfiabile per riconoscerli subito.

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